Cala il sipario sul torneo Valvassori

Cala il sipario sul torneo Valvassori

Sabato 12 maggio, i Rovinassi al XXIX Torneo Valvassori “il Capo”.

Lo scenario di questa epopea bellica e sportiva sono gli impianti “Memo Geremia”. Il caldo è una colla densa che toglie l’aria. Oltre a noi – col supporto di quattro amici delle Jene – e le due storiche squadre rivali dei Petrarchi e dei Veci del Rovigo, s’abbofferanno di maschie mazzate – nel nome del sacro verbo rugbistico, ovviamente – i Ricci di Monselice, la Poderosa di Brescia, i Quatro Gati di Vicenza, l’Excelsior di Padova e i Passatelli di Ravenna. In tutto otto squadre di vecchi giocatori o, se preferite, di giocatori vecchi. I sopravvissuti agli effluvi mefitici degli spogliatoi si schierano in campo, squadra dopo squadra, accompagnati da una musica gladiatoria e dall’entusiastica presentazione di uno speaker gasatissimo.

Si gioca su due campi. Saltiamo il primo turno, ma siamo pronti.

Giochiamo la nostra prima partita con i bimbi del Rovigo, comprensibilmente contrariati per avere appena perso contro gli avversari di sempre, i Petrarchi, che per l’occasione si sono ben vitaminizzati con l’inserimento di giocatori ad hoc calibro obice. I Polesani sono duri, esperti e poco abituati a perdere. Ma noi abbiamo la fame degli umili e nessun timore reverenziale. Loro sono più tosti nel lavoro della mischia, noi più rapidi con i trequarti. Finisce 3 a 3 anche se, a onor del vero, una meta ce la fanno sul lato di Ricky che fa quel che può.

Abbiamo poco tempo per dare aria agli asfittici polmoni.

S’alza un venticello maligno e il temporale comincia a girarci attorno minaccioso. Non colpisce né colpirà, ma sembra inviarci maledizioni simili a cupi e profondi borbottii intestinali. Ce l’avrà davvero con noi?

Una mischia chiusa contro i Passatelli
Contro i Passatelli.
Siamo nuovamente sul campo per affrontare i Passatelli.

Fiato corto e poco ossigeno soffocano le nostre residue poltiglie neuronali. Smettiamo di ragionare e ci scompaginiamo disordinatamente; sembriamo pugili suonati. I ravennati, invece, in campo sono decisamente ordinati e concreti, e ci puniscono con un lugubre (per noi) 3 a 1. La nostra unica meta, tuttavia, è una memorabile segnatura di Ricky che il grazioso pubblico saluta con una roboante standing-ovation.

La terza e ultima partita la giochiamo con gli arzilli Quatro Gati.

Il loro grido di battaglia “ajo, ojo e bacalà!” è terrorizzante come una haka padana. Noi siamo ancora storditi dalla precedente sconfitta e nel primo tempo andiamo sotto di una meta a zero. Alla pausa rifiatiamo e prendiamo le misure agli attempati Maori Vicentini. Il secondo tempo risuona di un’altra musica: drito par drito, bam bam bam! Acceleriamo, ci ricompattiamo e segniamo, una dietro l’altra, tre mete. Eccoli i Rovinassi, gli inossidabili Old del Roccia Rubano!

Alla fine della partita il tradizionale cerchio di saluto
Alla fine tutti in cerchio, 4 Gatti, arbitro e Rovinassi.

 

Il resto è cronaca ordinaria di fraternità e birra, di sorrisi e abbracci fra avversari in campo e amici nel più glorioso dei tempi giocati: il terzo. E poi? Poi, per i frantumati gladiatori, venne la notte e il sollievo fu cercato fra le braccia delle loro più fedeli amanti: Arnica e Tachidol.

IndirizzoC/O Rubano Roccia Rugby
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