Il torneo del Cinghiale

Il torneo del Cinghiale

Il Torneo del Cinghiale è baciato dal sole, e pure con la lingua.

Una piccola folla di decadenti rugbisti, tifosi e amici anima lo spiazzo davanti alla Tana del Cinghiale fin dalla mattina. Precoci boccali di birra e tazzine di caffè s’incrociano incongrui fra chiacchiere e sorrisi. Nulla apparentemente prelude ai combattimenti in campo. Certo non questo cielo azzurro brillante. Ma è, appunto, solo una parvenza.
Presenti all’appello una rappresentativa mista Excelsior/Petrarchi, i Ricci di Monselice e i padroni di casa, gli immarcescibili Old del Roccia, gli sgretolati Rovinassi.

Sotto questo sole irridente si consuma la prima battaglia che oppone le nostre miserabili macerie alla franchigia patavina.

L’urto spatasciante delle mischie fa scivolare il gioco all’ala… e lì un paio di schegge, veloci come supposte autofilettanti al fulmicotone, peraltro non-cosi-stagionate, bucano, imprendibili, una difesa onestamente non troppo ben disposta. Romano, il nostro allenatore-quasi-umano sorride impassibile: non è un buon segno. Però non c’è tempo per assorbire gli schiaffi. Le sgretolate rocce rubanesi sono subito, nuovamente in campo contro gli acuminati Ricci monselicensi. Fra questi c’è un “bambino” alto circa tre metri per buoni 180 kili. Qualcuno, preoccupato, pensa al gigante di Highlander. Tuttavia, scopriremo che è buono e non si nutre di carne umana, né di cinghiali nostrani. È scontro a viso aperto, come sempre, ma lo schema non cambia.

I Rovinassi sono forse romanticamente rapiti da questo scorcio di primavera anticipata o hanno i muscoli intasati non di acido lattico, ma di cataboliti della cervogia, derivati del Vov, rimasugli di Cynar, polistirolo essiccato, colesterolo suino; fatto sta che non giocano come sanno e come hanno già dimostrato. E cedono ai baldi Ricciotti, a loro volta all’inseguimento di una rivincita che potesse lenire vecchie ferite.

La terza rugbistica baruffa oppone la franchigia padovana ai puntuti Erinaceini, mentre gli sfarinati Old del Roccia vanno a sciacquarsi le pudenda per dare una mano per l’incombente terzo tempo. Di questa partita si sa poco. Già troppo succo di luppolo inebriava le menti del pubblico e dell’umile cronista. Si sono sentiti tonfi e giaculatorie mentre il medico, a bordo campo, si raccomandava ai suoi santi e all’anima di Esculapio. Si sa che l’autorevole franchigia ha dovuto faticare non poco per prevalere, ma di risicata misura. Del resto, l’importante è divertirsi e, a quanto pare, tutti si sono divertiti nel segno del rugby e dell’amicizia.

Un plauso a tutti, dunque: ai Rovinassi, che sono una squadra Old in costante crescita per numeri, attività e dinamismo – e a quelli, fra questi, che non erano in campo ma hanno lavorato duro dietro le quinte; ai Ricci con cui giocare e passare del tempo è sempre un piacere; ai misti percussori excelsiopetrarchizzati, perché rappresentano sempre una sfida. Nondimeno, un grazie va a tutti quelli che c’erano, a questa prima edizione del Torneo del Cinghiale, e che hanno reso questa giornata una splendida giornata di rugby e divertimento.