Torneo Old di Primavera a Monselice

Torneo Old di Primavera a Monselice

È il ventoso 24 di un marzo impazzito, si gioca il 5° Torneo Old di Primavera a Monselice.

Il campo accoglie, come una matrigna sorniona, come una scodella sfuggita alla lavastoviglie, come un antico campo di battaglia: le scorie guerriere dei Quatro Gati vicentini che, si vocifera, siano gli unici sfuggiti alle note tradizioni culinarie della loro terra; i rimasugli combattenti degli Old Kings Sudtirolesi, di vago accento partenopeo; i residui biologici degli agguerriti Rovinassi e i fondi dei fantasmagorici Ricci di Monselice, i perfetti padroni di casa. Durante il briefing gli arbitri, paciosi, invitano a considerare la nostra non più verde età e a dismettere la voglia di “dimostrare qualcosa”, un agonismo appartenuto alla gioventù perduta. I giocatori annuiscono, ma con evidente ipocrisia. Puoi andare in battaglia, a qualsiasi età, senza voler vincere, senza avere nulla da dimostrare? Si sa, del resto, che gli Old sono carogne, “ignoranti” dentro; ma, se assennati, umili e corretti.

La cronaca, infatti, è quella di un torneo corretto e di bel rugby.

Le partite si consumano in rapida successione, intense. Gli arbitri spostano leggiadri le loro onorevoli panzette di qua e di là del campo, governando gli scontri con esperienza, precisione e, soprattutto (cosa rara) con un sorriso. Grandi! Tanghere, croste e oneste pacche, cariche bufaline e placcaggi sonori come i tamburi di Odino offrono di sé spettacolo circense al pubblico garrulo, partigiano e numeroso. Ciò nondimeno, pare che nessuno, fra le schiere accanite e avverse, prevalga. Gli Old del Rubano, gli opliti Rovinassi, ingentiliti dalla presenza di una feroce amazzone (Alessandra) portano a casa due pareggi, prima ricacciando le temibili maul dei padroni di casa (forse ispirati dalla Scozia), poi pugnando allo stremo con i sicari Tirolesi. Con loro la pulizia in ruck è soprattutto questione di igiene, e qui c’è solo gente pulita. Così nessuno si lamenta. La battaglia con i reduci felini della gattofoga Vicenza viene, invece, arditamente giocata in Club House durante il terzo tempo. Tuttavia, e per onestà va detto, la tenzone fu persa, non per demerito nostro, ma per valore vicentino. Così fu. Così è.

Il 5° torneo di primavera dei veterani monselicensi si conclude sul finire di un inverno non ancora finito e sul principio di una primavera non ancora iniziata. La notte avvolge la Club House come un mare nero attorno a una barca alla deriva. E qui, gli ultimi naufraghi, indomabili, ancora intonano cori disperati e sgangherati alla Dea Patonza, nella speranza di una remota salvezza…

Grazie Ricci! Grazie a tutti gli avversari-amici di questo bel giorno.

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