Torneo Rugby Old Dee tirache

Torneo Rugby Old Dee tirache

A Paolo “Secco” Pedroni questo torneo sarebbe piaciuto, è stata, secondo lo spirito del rugby old, un’autentica festa giocata e vissuta intensamente dentro e fuori dal campo.

C’è stato di tutto: divertimento, fraternità, sostegno e gioco leale in campo.

Hanno aperto le danze i ragazzi e le ragazze del Roccia Mixed Ability Rugby che hanno giocato, dando il cento per cento, contro una franchigia composta da giocatori di tutte le squadre presenti: il Trentino Old Rugby (T.O.R.), l’Excelsior, il St. Peterfield e, ovviamente, i Rovinassi. Non vi sono commenti tecnici su questa partita che ne rendano il senso quanto una considerazione “estetica”: è stata una partita bella da vedere e rigenerante per il cuore. Forza Roccia! Forza Mixed!

La cronaca del torneo fra i vecchietti, dunque; almeno per quel che può ricordare questo misero scribacchino, anch’egli reduce dalle scaramucce in campo e rimbambito dal sole.
La prima tenzone oppone i Rovinassi alla schiera calata dal nord alpino, i T.O.R. Ci mazzoliamo con stima reciproca e senza risparmio. Insomma, impariamo a conoscerci. I T.O.R. risentono della calura forse più di noi e Odino non li aiuta e nemmeno il nonno di Heidi che dovrebbe essere da qualche parte in campo. Il risultato ci dice buono, ma fatichiamo non poco. Hanno tutto il nostro rispetto e la nostra simpatia.

Poco dopo si patuffano l’Excelsior e i Camposanpieresi, finisce un tanto a un tanto, mi pare. Sentiamo solo il rumore di panze contro panze, spalle contro spalle, grugni (brutti) contro grugni (non meno brutti). Intanto il sole è un martello che pesta, non senza conseguenze, sulle nostre capocce piene di vento e speranze ovali.

Ed è il tempo del nostro secondo incontro. Di fronte abbiamo la compagine dell’Excelsior con abbondante quota petrarchina. La presenza di un prete fra le loro fila induce a pensare che godano di una raccomandazione divina, ma non è così. Questa è una battaglia fratricida, un derby al sapor di birra. Passiamo tutto il primo tempo nella loro metà campo, tanto che pensiamo di costruirci un punto di ristoro. Tuttavia, loro sono granitici e la loro difesa non cede. Ci tengono alti oltre la linea di meta e, qualche minuto dopo, mentre i ciccioni sono occupati a carezzarsi a centro campo, creano un soprannumero alla nostra sinistra e liberano un’ala irlandese che pare avere un habanero (capsicum chinense) fra le chiappe, ed è meta. Finisce comunque in parità (2 a 2 più meta di Richy), perché, ovviamente, reagiamo e marchiamo anche noi.

A seguire c’è la partita che oppone Excelsior e i prodi rugbisti alpini. Noi sentiamo le cornamuse – ma si dubita che qualcuno le stesse suonando – e siamo troppo occupati a riprendere fiato per seguire la vicenda. Fonti di indubbia credibilità alcolica ci riferiscono di una partita vigorosa e corretta. In birra veritas, dicevano i frati. Romano ci richiama all’ordine e dice: – Brai, brai! Si’ sta brai, ma ‘desso ghe xe ‘naltra partia, prepareve. E noi, ubbidienti, ci prepariamo.

Eccoci di fronte alla compagine del St. Peterfield. Sono grossi. Tanto. Uno di loro è largo di spalle quanto Talpa o Froi sono alti, e per quanto poco non è comunque poco. Si capisce subito che la battaglia è molto fisica. Il loro 19 sembra Obelix che attacca la linea dei legionari romani scagliandoli di qua e di là. Ma noi raddoppiamo quasi tutti i placcaggi e seminiamo pezzi di polmone bollito in giro per il campo.

Una maul avanzante oltre la loro linea di meta non ci regala la marcatura perché non siamo sufficientemente lesti a schiacciare. Ma insistiamo come i kamikaze che si schiantano sulla flotta americana. A due metri dalla linea di meta perseveriamo con ben cinque fasi di pick and go. Risultato: Farina si prende una tacchettata con relativo taglio sulla crapa pelata e Buba rimane spiaggiato che pare non respiri. Acio non fa in tempo a intervenire che i due si rialzano. Vincono di stretta misura i camposampieresi, anche grazie al solito irlandese con habanero al seguito che nel frattempo ha cambiato casacca. Nulla da dire, però: sono bravi.

I rovinassi pronti per andare in meta
In campo con i Rovinassi anche Alessandra, la nostra “Leona”

L’ultima partita per noi, quella fra i T.O.R. e il Camposanpiero, è un’eco che sentiamo dagli spogliatoi perché è arrivato il momento di darci da fare per il terzo tempo. Siamo, infatti, e vogliamo essere squadra dentro e fuori dal campo. Qui il Monsignore – ma che dico?! – il Papa è il nostro Sandokan che dirige le danze. Il tempo dei ringraziamenti e dei saluti, degli abbracci alla Ross, della consegna a Nino che va via (la merdaccia!) di una polo firmata dai suoi affettuosi compagni, e l’anima di ognuno si tuffa sul cibo. È festa. È proprio festa. Sorrisi e chiacchiere e pacche sulle spalle fra vecchi e nuovi amici.

Questo è ciò che il rugby e solo il rugby sa dare.
Secco, il nostro Secco, ne siamo sicuri, ovunque sia approva.

Una festa di rugby
Come sempre il terzo tempo è una festa, per tutti.
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