Torneo Valvassori, l’esito.

Torneo Valvassori, l’esito.

Il Torneo Valvassori dei Petrarchi, gli Old della blasonata squadra patavina, è una tradizione. Quest’anno si affrontano quattro squadre: i Petrarchi padroni di casa, tanti, i Quatro Gati di Vicenza che si presentano proprio in quattro gatti, gli Old Bridge di Bassano e noi, i Rovinassi, vanto del Roccia Rubano Rugby.

È il caldo pomeriggio postprandiale e l’erba verde del Gozzano ci strappa all’immagine del divano accogliente in una stanza fresca e ombrosa. Lui è lì, noi qui. Brevi corse e passaggi risvegliano torpidi muscoli ignari di sé. L’inno d’Italia cantato tutti assieme, schierati davanti alle tribune, resuscita lo spirito guerresco sopito sotto plurimi strati di lardominali.

Abbiamo la seconda partita contro gli Old Bridge. I Petrarchi hanno appena rullato i gattacci vicentini, a cui molti di noi danno una mano. Breve discorso del capitano e via, si gioca. Abbiamo numeri contati, ma siamo noi e giochiamo come sappiamo giocare. I bassanesi sono rocciosi, molto fisici e vanno via per linee dirette. Il primo tempo finisce con loro in vantaggio, ma nel secondo tempo pressione in difesa, intensità e testarde percussioni in attacco ci fruttano tre mete. E tre a uno finisce.

Nell’ora di pausa che ci separa dalla tenzone contro i felini dei Berici – che in realtà partita dopo partita sono una franchigia diversa – verifichiamo danni e perdite. La conta, visto che siamo già a ranghi ridotti, è impietosa: Froi zoppica miseramente, Talpa sconta anni di onanismo selvaggio con il riacutizzarsi di una dolorosa pubalgia e Piave ha un ginocchio che piange sangue e bestemmie. Siamo costretti, a nostra volta, a chiedere aiuto ma schemi e affiatamento, ovviamente, saltano. Nonostante Simonix che sfonda le schiere avversarie regolarmente appellandosi a un dio malevolo e Straeca posseduto dall’anima di un Tir ubriaco, perdiamo di misura: due a uno.

Non c’è tempo per riprendere fiato, la partita contro i Petrarchi è lì, subito di seguito. Non siamo, è evidente, nelle condizioni migliori. Gareggiamo ormai come un’accozzaglia mista di giocatori che mai prima hanno giocato assieme, e i corvini padroni di casa sono una squadra numerosa e geneticamente modificata per l’occasione. Un paio di colossi si guardano in giro con sguardo benevolo, come a dire: “Se vojo te copo; ma, dai!, non vojo… forse”.

In campo si fronteggiano l’orgoglio puro e la marea nera. Nessuno si tira indietro, ma l’esito è scontato.

Poi è la doccia rigenerante, i complimenti per le giocate e il coraggio, il rammarico per le occasioni perse… e l’appuntamento con la birra più buona del mondo: quella post-partita, il terzo tempo.

Arrivederci al prossimo torneo Valvassori